domenica 19 luglio 2009

19 Luglio 1992

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I CAMMINATORI SCOMPARSI

L’uomo era solo.

Camminava lungo un recinto, delimitato da una palizzata di legno, su cui si affacciavano diversi individui con i volti senza espressione.

Parevano come degli automi o dei replicanti che mostravano l’espressione del loro creatore, nulla !

L’uomo li guardava e proseguiva sui suoi passi, lenti, stando attento a non inciampare su degli oggetti disposti a caso lungo il cammino – Su ogni oggetto vi era scritta una frase: “pensa alla carriera; pensa ai soldi; pensa ai fatti tuoi; fregatene degli altri; invidia i tuoi colleghi e tutti quelli che hanno più di te; fregatene….., pensa, ma chi te lo fa fare.” Tutte parole che avrebbero fermato chiunque.

L’uomo continuava senza paura – lui neanche li leggeva, sapeva dove lo avrebbe condotto quella strada – Ogni tanto gli si avvicinava qualcuno che lo tirava per la mano per portarselo via da quel periglioso percorso.

Era solo l’uomo, quando vide, in lontananza, un gruppo di persone e ne poteva distinguere le espressioni dei loro volti – vi si avvicinò e li salutò domandandogli cosa facessero lì.

Loro gli risposero che erano lì ad aspettarlo per compiere, insieme, il resto del tragitto – non sapevano, dove sarebbero finiti, ma sapevano dove li avrebbe portati.

Non curanti dei pericoli ripresero il cammino.

Alcuni di quegli individui senza volto, li ingiuriavano, gli sputavano addosso, gli lanciavano soldi ed anche doni, ma loro continuavano a camminare senza prendere in considerazione quegli improperi e quei regali.

Non avevano bisogno di niente, solo individuare, in mezzo a quella folla, qualcuno che gli mostrasse un volto, un’espressione, qualcuno che gli mostrasse un sentimento d’amore e rispetto.

Il cammino era duro, la strada cominciava a salire sempre più – riuscivano ad intravedere, tra la folla, qualcheduno che voleva scavalcare la palizzata per raggiungerli, ma venivano subito bloccati dagli altri che continuavano nella loro, aberrante, azione di disturbo e di convincimento.

Qualcuno del gruppo degli impavidi camminatori si ritirava o si perdeva leggendo le frasi scritte sugli ostacoli che gli continuavano a intralciare il cammino.

Si facevano sempre più esigui.

Io che scrivo li ho visti ma non ho fatto niente per aiutarli – solo dopo la loro scomparsa, lungo l’orizzonte, mi sono chiesto: cosa facciamo noi comuni mortali d’avanti a questi uomini che hanno percorso quella strada cercando, solo, di liberarci da quello steccato che i potenti hanno eretto lungo il nostro cammino della vita ?

Ho pensato di entrarvi e, con le mie poche forze di cinquantenne, voglio contribuire a liberare gli altri e ritrovare il solo pensiero degli scomparsi, per non rendere vano il loro sacrificio e il loro percorso che hanno segnato, liberandolo da quegli ostacoli che, oggigiorno, aumentano sempre più, con il nostro cinismo, la nostra indifferenza e la nostra paura.

Ancora sono tanti quelli che restano affacciati a guardare – ma io rivoglio il mio volto, più volte manipolato ma mai modificato, di questo ne posso andare fiero, ma non me ne faccio niente se altri, ancora, non seguono il sacrificio dei camminatori scomparsi.

Dedicato a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti quelli che hanno lottato e si sono sacrificati per l’umanità a costo della loro vita.

Gaetano Simile MacColl

venerdì 10 aprile 2009

SILENZIO E VERGOGNA ITALIANA

RIFLESSIONI SEMISERIE DI UN CITTADINO ITALIANO (SICILIANO) ARCHITETTO ANZI BIOARCHITETTO
Dico che bisognerebbe radiare tutto quel fior fiore di ingegneri, architetti e geometri che hanno progettato quegli edifici, afflosciatisi come carta velina, sotto la spinta del terremoto. Lo dico da architetto e adesso mi vergogno di esserlo, specialmente in Italia. Ho visto come si lavora fuori da questa finta nazione! Sì, li hanno progettati ma la Direzione lavori dov’era quando i muratori li erigevano e i costruttori speculavano sui materiali? Forse a leccare i piedi a qualche politico o amministratore per elemosinare un altro incarico di progettazione? Quando progettiamo e poi realizziamo una struttura (specialmente) dobbiamo rimanere in cantiere a controllare i lavori, del resto la parcella ce la pagano e la Direzioni lavori è pagata più di tutto e pure profumatamente. Non assolvo nessuno, tutti sono colpevoli per quello che è successo, anche noi che ci chiniamo alla sporcizia della politica e al lassismo delle istituzioni. Questi morti ce li dobbiamo portare sulla coscienza tutti. Ricostruire? Ma cosa vuole dire? Bisognerebbe ripartire da zero facendosi l’esame di coscienza. Io posso affermare senza falsa modestia che quando facevo la libera professione stavo più in cantiere che comodo nel mio studio. Progettavo con i miei colleghi, architetti responsabili della professione, la notte quando era tutto tranquillo e i pensieri si tramutavano in qualcosa di realizzabile che rispettasse l’ambiente e l’uomo. Ciò che in Italia non si è mai fatto. Si cementificano i fiumi, grazie ai bravissimi ingegneri idraulici che abbiamo in Italia – è come prendere una biglia e lanciarla su di un pavimento di marmo, immaginate come si comporta; si fanno affari con i cementifici che spesso adoperano materiali spuri e non idonei a realizzare una vera malta che possa resistere nel tempo non compromettendo gli altri materiali, come il ferro che facilmente si ossida insieme ad un materiale bastardo, così le strutture collassano, cari colleghi; i costruttori risparmiano usando sabbia di mare e non di roccia – è troppo facile caricare i camion sulle spiagge che pagare un carico da una cava di pietra, troppo costoso per i loro sporchi profitti che dovranno dividere con gli amministratori e politici che gli hanno fatto vincere la gara d’appalto - Non esistono controlli nei cantieri – il progettista ed anche Direttore dei lavori ha il dovere di controllare tutto il materiale che arriva in cantiere ed anche che vengano rispettate le norme di sicurezza sul lavoro – è troppo umiliante per noi professionisti? Ma chi ci crediamo di essere i signorini o gli artisti delle costruzioni? Dobbiamo avere le mani sporche di cemento e calce quando vogliamo che si realizzi ciò che abbiamo progettato, cari spocchiosi colleghi che state più seduti nei divani della politica e di qualcun’ altro – Gli antichi architetti (ingegneri non ce n’erano per fortuna e le strutture stanno ancora lì ad essere ammirate e di queste ancora si sconosce l’architetto che l’ha realizzata,proprio perché si pensava più alla collettività che alla fama e gli italiani ebbero il coraggio di chiamarlo stile gotico, per dispregiarlo rispetto a quello classico non realizzato dai barbari) erano dei mastri e non delle signorinelle che si specchiavano nel loro edonismo. Potrei continuare ancora ma sarebbe troppo noioso. Comunque con il nostro modo di agire abbiamo creato finte costruzioni che stanno in piedi come per miracolo. Ma peggio, abbiamo disturbato la natura, le abbiamo tolto il sangue (petrolio) e non abbiamo sfruttato ciò che si rigenera senza creare altri danni (energie rinnovabili) e che il buon Dio ci ha regalato per utilizzarle e proteggerci. Ma queste non possono essere assoggettate al potere, quindi si aggredisce la natura che naturalmente si ribella. Mi riferisco sempre ai fiumi che da secoli hanno un loro letto naturale e che noi abbiamo reso inabitabile ad un normale corso d’acqua che può più facilmente straripare su di un letto di cemento, figuriamoci per corsi d’acqua di prtata più importante, cari ingegneri idraulici e civili, che vi sentite domine e Dio sulla Terra. Rispettatela la Terra che è casa nostra e la condividiamo con tutto ciò che ci circonda. Non siamo i padroni del Mondo, anzi, considerando gli atti siamo l’ultima specie di questo Pianeta. Si continua a parlare di centrali nucleari e termovalorizzatori. Non si capisce che è tutta una speculazione del potere capitalistico italiano? In una terra soggetta a continui movimenti tellurici la politica, spinta dai capitalisti speculatori, pensa al nucleare e a bruciare i rifiuti. Così non solo moriremo di terremoti ma anche di malattie, comprate.
Poi piangiamo su catastrofi che anche se annunciate dovrebbero essere prevenute anche dai grandi scienziati che abbiamo, in Italia. Pensiamoci bene prima di ingrassarci le saccocce, che poi se le ingrassano loro. Poi si pensa ad un’opera faraonica che porterebbe più danni che benefici: il ponte sullo stretto. Un’opera monumentale che non serve a nessuno se prima non si migliorano le vie di comunicazione e di collegamento del Sud Italia, in particolare della Calabria e della Sicilia. Realizziamo una megastruttura di 3500 metri, la più lunga del mondo a campata unica, in un territorio privo di infrastrutture dignitose. Che bravi tutti dai progettisti ai politici e da quelli che si fanno fare il lavaggio del cervello ogni santa giornata. Non credo più a quelli che piangono i nostri morti. Non ci credo sono lacrime di coccodrillo, per dirla pulita.
Continuo ad essere più convinto che l’Italia sia una finta nazione, un nazione di plastica, anzi una nazione con una facciata meravigliosa ma che dentro non ha strutture che la possano tenere in piedi. Comunque, adesso le hano rovinato anche la facciata, l’ha persa agli occhi del Mondo. Che vergogna !!!!
Ultima cosa che ritengo importante: per domani si doveva fermare ogni tipo di spettacolo, anche le manifestazioni sportive. Mi riferisco in particolare al campionato italiano di calcio. Si doveva giocare di mercoledì e comunque si potevano devolvere gli incassi ai fratelli abruzzesi. Ma si sa che il potere domina pure sul doveroso (come minimo) silenzio per le vittime del terremoto e per gli abruzzesi. Il potere deve continuare a fare il suo cinico e irrispettoso corso, sennò i capitalisti come potranno ingrassarsi le saccocce? Anche le emittenti a pagamento dovrebbero devolvere gli incassi di domani per i terremotati. Per questo, io domani non guarderò la partita del mio Palermo.
Perdonatemi per questo ma io la penso così.

Gaetano Simile MacColl

lunedì 5 gennaio 2009

Nel Ricordo di un vero Uomo

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25 anni fa il giornalista Giuseppe Fava fu ucciso per mano mafiosa a Catania.

"Io ho un concetto etico del giornalismo,

ritengo infatti che un giornalismo fatto di verità

impedisca molte corruzioni,

freni la violenza e la criminalità, pretenda e tenga

continuamente all’erta le forze dell’ordine,

solleciti la costante attenzione della giustizia,

imponga ai politici il buon governo.

Un giornalista incapace per vigliaccheria o calcolo della verità

si porta sulla coscienza tutti i dolori umani

che avrebbe potuto evitare,

le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, le violenze

che non è stato capace di combattere, il suo stesso fallimento.

Dove c’è verità si può realizzare giustizia e difendere la libertà."

(Giuseppe Fava)

“Giuseppe Fava detto Pippo (Palazzolo Acreide, 15 settembre 1925 – Catania, 5 gennaio 1984) è stato uno scrittore, giornalista e drammaturgo italiano, oltre che saggista e sceneggiatore.

Fu un personaggio carismatico, apprezzato dai propri collaboratori per la professionalità e il modo di vivere semplice. È stato direttore responsabile del Giornale del Sude fondatore de I Siciliani, secondo giornale antimafia in Sicilia; il film Palermo or Wolfsburg, di cui ha curato la sceneggiatura, ha vinto l'Orso d'oro al Festival di Berlino 1980. È stato ucciso nel gennaio 1984 e per il delitto sono stati condannati dei membri del clan mafioso dei Santapaola. È stato il secondo intellettuale ucciso da Cosa nostra dopo Giuseppe Impastato (9 maggio 1978).” (Wikipedia)

Grazie al contributo di Bloglandia.it Palermo e del suo responsabile Walter Giannò, ho voluto riportare questo post che ripropone un’articolo scritto dal giornalista siciliano e pubblicato il 6 giugno del 1983 sulla rivista I Siciliani, rivista che lo stesso Fava aveva fondato. Il titolo dell’articola era: I 100 Padroni di Palermo.

“Camminare a Palermo. Il viale bianco di sole. Le grandi nuvole che arrivano da Punta Raisi, la loro ombra corre sul viale più veloce delle auto. Il cielo sul mare è abbagliante, il cielo sulle montagne a sud, è nero di tempesta. Il gelato da Roney. Tre signore di mezz’età stanno sulle poltroncine verdi, con le sopracciglie alte e le boccucce delle signore di Tolouse Lautrec, sedute al divano rosso. Fumano con boccate avide, l’una racconta e continuamente ride, scuote la cenere in aria, l’altra sorride melliflua, la terza annuisce. Sorbiscono granita di mandorla. Tre boccucce eguali come fossero state dipinte dalla stessa mano. Camminare a Palermo. Il cuore del vecchio mercato a mezzogiornno. Almeno cinquemila persone in un groviglio di vicoli che affondano tutti verso la piazzetta. Cento bancarelle sormontate da giganteschi ombrelloni rossi, pesce, verdura, carne, mele, noci, aragoste, i quarti insaguinati di vitello, i capretti sventratri che pendono dagli uncini, i banditori urlano tutti insieme lottano così l’uno contro l’altro, in mezzo alla folla. […]

Palermo è una delle città più belle d’Europa e certamente una delle più infelici. Forse più della stessa Napoli. Palermo è sontuosa e oscena. Palermo è come Nuova Delhi, con le reggie favolose dei marajià e i corpi agonizzanti dei paria ai margini dei viali. Palermo è come Il Cairo, con la selva dei grattacieli e giardini in mezzo ai quali si insinuano putridi geroglifici di baracche. Palermo è come tutte le capitali di quei popoli che non riuscirono mai ad essere nazioni. […] Palermo è la storia della Sicilia, tutte le viltà e tutti gli eroismi, le disperazioni, i furori, le sconfitte, le ribellioni. Palermo è la Spagna, i Mori, gli Svevi, gli Arabi, i Normanni, gli Angioini, non c’è altro luogo che sia Sicilia come Palermo, eppure Palermo non è amata dai siciliani. Gli occidentali dell’isola si assoggettano perché non possono altrimenti […] Gli orientali invece dicono addirittura di essere di un’altra razza: quelli sicani e noi invece siculi, quelli cartaginesi, saraceni, andalusi, napoletani; noi greci, romani, svevi, milanesi. […] I siciliani non amano Palermo e Palermo lo sa perfettamente ma non se ne cura. I siciliani non amano Palermo poiché essa è la capitale che esige soltanto tributi e obbedienza, e in verità Palermo vuole questo soprattutto, come è giusto che sia il rapporto fra sudditi e sovrano. Il catanese, il siracusano, il messinese, il ragusano, si azzannano a vicenda, ma se qualcuno forestiero gli chiede la provenienza, dicono: Siciliano! E basta. Il palermitano dice: palermitano, che a parer suo è cosa inimitabile e sovrana. […] La morte a Palermo è diversa, la morte violenta. Più profonda, più arcana e fatale. Esige contemplazione: una fila di sedie tutt’intorno al corpo insanguinato, in mezzo alla strada, e ai parenti seduti immobili, in silenzio, a guardare. I ragazzini immobili e attenti. La morte è spettacolo da non perdere. La morta ha sempre una ragion d’essere. A Palermo essa va meditata e capita.

Chi sono i padroni di Palermo? […] E’ una domanda essenziale poiché essere padroni di Palermo non significa soltanto governare taluni giganteschi affari per migliaia di miliardi, ma per infinite, invisibili vie governare anche lo sviluppo politico dell’isola e quindi del Meridione: per esempio stabilire in quali banche debba essere depositato il pubblico denaro, e chi debba dirigere queste banche […] In Sicilia, e quindi naturalmente a Palermo, si verifica un fenomeno straordinario: e cioé che in Italia tutto quello che accade, nel bene e nel male, dipende dai partiti ormai despotid della vita nazionale, ma questo potere nel Sud si sgretola, degrada, corrompe, privatizza. Un uomo politico può diventare presidente o ministro, e la geste pensa che sia domineddio, ma nella realtà egli è diventato ministro o presidente per amministrare una situazione, una proposta, un compromesso che altri hanno discusso e deciso prima di lui e gli hanno semplicemente affidato. Persino a Napoli un ministro può essere padrone. Qui non essere nessuno. Chi sono dunque i padroni di Palermo. Badate bene: i padroni, non il padrone […] Se spunta un Cesare ci sono subito le Idi di Marzo. Palermo rassomiglia alla Roma del basso impero con le congiure, i pretoriani, i Caligola che fanno senatori i loro cavalli, le clientele che fluttuano dall’uno all’altro vincente. Ma più ancora Palermo rassomiglia all’Atene della decadenza […] Le virtù che contano a Palermo non sono quelle di un Pericle, piuttosto ddi un cardinale Mazzarino, di chi sappia intrigare, unire, collegare […] non essere mai in prima persona nell’affare da cento o mille miliardi, ma amabilmente avere la certezza di un dieci per cento, metà del quale distribuire ad amici, confidenti, alleati e delicatamente anche a taluni avversari. Né Pericle, nè Alcibiade. […]

Piersanti Mattarella, il cui personaggio oramai è entrato nella leggenda politica siciliana dell’ultimo decennio, era figlio di Bernardo Mattarella, padrone della Sicilia occidentale, quando Palermo ancora ammetteva un solo padrone. […] Non aveva scrupoli. Se parte dei suoi voti provenivano dai ras delle provincie mafiose, che ben venissero, erano egualmente voti dei cittadini italiani. E se quei grandi elettorti chiederanno un favore in cambio, Bernardo Mattarella non si faceva negare. […] Il vecchio Mattarella aveva eletto il figlio Piersanti, suo delfino ed erede, lo avvezzò al potere con la stessa puntigliosa prudenza, la medesima pignoleria, che la regina madre usa di solito per il principino di Windsor: prima buon studente, poi eccellente cavallerizzo, ufficiale della marina imperiale, un matrimonio di classe regale, un viaggio per tutto il Commonwealth ad affascinare sudditi. Al momento opportuno il trono. Piersanti era alto, bello, intelligente, amante parlatore, ottimo laureato, viveva a Roma […] Quando il padre ritenne il momento opportuno, lo fece venire a Palermo perché fosse candidato al consiglio comunale. Il Comune di Palermo è una palestra politica senza eguali, nella quale si apprendono le arti della trattativa per cui l’affare politico è sempre diverso da quello che viene ufficialmente discusso, e si affinano le arti dell’eloquenza […] Piersanti imparò, quanto meno a capire quel che gli altri dicevano. Poi venne eletto dall’assemblea regionale […] ed anche qui Piersanti Mattarella fu diligente e attento. Venne eletto assessore alle finanze. Fu in quel periodo che vennero confermati gli appalti delle esattorie alla famiglia Salvo. […] Infine Piersanti Mattarella venne eletto presidente della Regione. E improvvisamente l’uomo cambiò di colpo. Avewva studiato tutte le arti per diventare Mazzarino e improvvisamente divenne Pericle. Indossò tutta la dignità che dovrebbe avere sempre un uomo; dignità significa intransigenza morale, nitidezza nel governo, onestà nella pubblica amministrazione. Piersanti Mattarella fu capace di pensare in grande e pensare in proprio. […] Come poteva vivere un uomo così, e per giunta vivere da presidente? Nessuno capirà mai se Mattarella venne ucciso perché aveva fermato una cosa che stava accadendo, oppure perché avrebbe potuto fermare cose che invecve ancora dovevano accadere. […]

Chi sono dunque i padroni di Palermo? I metodi di identificazione sono due: l’uno politico, l’altro finanziario, cioé anzitutto l’identificazione dei politici che attraverso leggi e azioni di governo determinano i grandi affari pubblici, compresi i sistemi di affidamento […] Anche nella politica la situazione è mutata. Il tiranno non esiste più. Mattarella tentò di imporre una regola morale a tutti, pensò di avere il carisma del capo. Prima di lui avevano tentato, con altro stile e altre convinzioni, Vito Ciancimino, certo il personaggio più famoso della Democrazia Cristiana e quindi della politica palermitana. […] Vito Ciancimino non era Piersanti Mattarella, egli era tanto astuto quando quello era candido, egli era tanto attore quanto quello condottiero. Non avendo la vocazione di Alcibiade capì per tanto tempo quanto meglio valesse essere Mazzarino, cioé paziente, silenzioso, ironico. Fra gli uomini politici italiani, rassomiglia più di ogni altro a Giulio Andreotti (nella speranza che nessuno dei due si offenda). […] Vito Ciancimino crollò nell’ultima fase delle indagini dell’antimafia. Venne accusato, lui prima assessore all’urbanistica e poi sindaco, di avere lasciato sbranare Palermo dalla mafia. La democrazia cristiana ebbe paura. […] Dinanzi a Vito Ciancimino la Dc si tirò addosso un velo sepolcrale: lo deferì ai probiviri del partito perché stabilissero se poteva giustamente stare dentro il partito a testa alta o dovesse essere cacciato con ignominia. Tempo e silenzio.

Chi sono i padroni di Palermo? Il ministro Ruffini, l’onorevole Lima, l’ex sindaco Valenzi? Certo! […] Epperò anche infiniti altri. In realtà fino a non molto tempo fa a Palermo c’erano i grandi, inviolabili boss politici. Giovanni Gioia era Luigi XIV. Tutto passava per il suo consenso. […]

Palermo! Camminare per Palermo. Camminare sfiorando gli stupendi palazzo dove un giorno vissero svevi, normanni, emiri, angioni, ed ora anche le facciate stanno cadendo a pezzi, dietro queste facciate pavimenti e soffitti sono sfondati, le scale crollate. Camminare nei vicoli di Palermo assordati dal grido di centinaia di venditori, in mezzo ad una folla che sembrava vagare con il moto pazzo delle formiche su un torsolo di mela […] Però in questa grande capitale del Sud, migliaia di bambini vivono veramente dentro le tane come le bestie umane; e decine di migliaia di uomini vivono miserabilmente di espedienti, commerci infinitesimali, elemosine, ruberie; e centocinquanta esseri umani sono stati assassinati in un anno in mezzo alle strade, ed altre centocinquanta scomparsi, eliminati dalla lupara bianca. Tutto questo è retorico. […] Salire la scalinata del Palazzo delle Aquile e sapere che da qualche parte, in qualche stanza, venne perpetrata la spartizione di cinquantamila miliardi per la devastazione urbanistica di Palermo, e alcuni di quegli uomini furono o aqncora saranno fra i governatori di questa città […]”

Giuseppe Fava

Pippo_Fava « Qualche volta mi devi spiegare chi ce lo fa fare, perdìo. Tanto, lo sai come finisce una volta o l’altra: mezzo milione a un ragazzotto qualunque e quello ti aspetta sotto casa... » (Pippo Fava)

Nel riportare questo articolo dell’indimenticabile Pippo Fava mi sono emozionato, ma tra il pianto e lo sconforto mi è salito un sentimento di odio verso questi delinquenti che "amano" definirsisi ”Uomini d’Onore”. Ma quali uomini e quale Onore, questa specie di finti uomini (quaquaraquà direbbe il buon Sciascia) risolvono tutto uccidendo, calpestando la dignità umana, l'ndividuo come tale e i suoi sentimenti. Ma allora di che onore parlano, forse è il gusto schizzofrenico di calpestare tutti ? Uccidono sol perchè hanno paura dell’intelligenza e delle capacità dei veri uomini, quelli che l’Onore lo conoscono e lo rispettano. Sono individui soli, sono deboli e malati anche di soldi e di potere. Sono degli eterni, purtroppo, complessati ecco quello che sono. I veri uomini non hanno bisogno di pistore, coltelli o bombe, per fare camminare le loro idee ma, solo, di cuore ed intelligenza. Loro deboli e spaventati li hanno uccisi. Ma pagheranno tutto questo e s'ingozzeranno nei soldi sino a crepare, perchè quando scopriranno che essi non si mangiano sarà la loro fine. Sono soli anche senza le loro famiglie, perchè non hanno rispetto neanche per i loro figli e le loro mogli.

La Mafia è un cancro di se stessa, si ucciderà da sola ma noi non dobbiamo perdrla di vista, dobbiamo contribuire alla sua dipartita ed accompagnarla definitivamente verso la propria sepoltura. Tutti insieme dobbiamo accompagnarla, tutti noi siciliani e tutti gli uomini di questo mondo. Dobbiamo darle l’ultimo saluto e sotterrarla per sempre con tutte le sue radici che sono numerose, perchè risiedono, purtroppo, nella natura umana: la Bestia.

Onore, quindi, agli uomini morti per difendere la nostra libertà, ecco questi sono UOMINI D’ONORE.

Gaetano Simile MacColl

sabato 27 dicembre 2008

Storie di Invisibili – la disumanità

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Pubblico un articolo scritto su EPOLIS PALERMO, perché adesso, a Palermo, si è raggiunto il limite e questo limite porta un’impronta disumana e inaccettabile.

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“Un capodanno con sfratto…….ecco il regalo del Comune di Palermo”

Trenta persone dal primo gennaio si troveranno senza un tetto sopra la testa, tra loro anche un ottantenne, una donna incinta e alcuni bambini. Ieri sera, alcuni esponenti locali e non di Italia dei Valori, hanno richiesto al Prefetto una convocazione urgente.

Primo Rifugio di fortuna in Cattedrale, erano stati trasferiti prima a Cerda per tornare in città ospiti in strutture di fortuna.

Sono sei le famiglie che dal primo gennaio si troveranno senza un tetto sopra la testa dopo la lettera di sfratto del Comune di Palermo

Emergenza casa

Fuori a Capodanno - Il Comune sfratta Trenta persone In attesa d'alloggio ■ ■ Già rifugiati nella cattedrale, ora di nuovo senza un tetto.

C’è chi passerà la notte di San Silvestro in un locale, chi in casa e chi invece sarà costretto a trascorrerla in mezzo a una strada. E sì perché il Comune di Palermo ha inviato ad alcune famiglie, che erano ospitate in strutture di fortuna, una lettera di sfratto per il primo gennaio. Un regalo che certo non si aspettavano proprio a ridosso del Natale, e che costringerà altre sei famiglie a iniziare il nuovo anno senza un tetto sulla testa.

In un primo momento, si erano rifugiate in Cattedrale, poi l’amministrazione comunale aveva trovato loro una sistemazione a Cerda, in provincia di Palermo. Seguito dal trasferimento in una struttura cittadina, in via Castellana, Infine, la lettera di sfratto che arriva come un fulmine a ciel sereno, senza cioè una soluzione alternativa e senza aver dato loro la possibilità di trovarsi una casa in tempo. «Il Comune ci ha buttato in mezzo a una strada, non sappiamo dove andare e cosa fare». Questo il grido unanime di alcuni rappresentanti che ieri si sono riuniti davanti Palazzo delle Aquile per chiedere aiuto.

Sei in tutto, gli sfrattati, tra cui alcuni invalidi, un anziano di 80 anni, una donna in avanzato stato di gravidanza e alcuni bambini, e il rischio che corrono adesso è proprio quello di trascorrere la notte di Capodanno sotto le stelle.

«Non lasceremo che queste famiglie vengano abbandonate in mezzo ad una strada, precisa Fabrizio Ferrandelli, consigliere comunale di Italia dei Valori - siamo pronti a occupare una struttura abbandonata, se il Comune non provvederà ad assegnare loro una nuova casa.

Non ci siamo fermati lo scorso ottobre per i senzatetto ora ospitati in via Valverde, e non ci fermeremo neanche questa volta. È disumano lasciare dei cittadini senza un tetto sulla testa, soprattutto i bambini e gli anziani che soffrono di più il freddo.

Già due bambine ospitate nel campo Container sono state ricoverate per assideramento, una è persino finita in rianimazione ». Le famiglie in emergenza abitativa sono in tutto 320, di queste una trentina sono sotto sfratto ed entro il primo gennaio dovranno lasciare gli alberghi e le strutture comunali che le ospitavano. «Ho cercato più volte un dialogo con l’amministrazione - continua Ferrandelli - per trovare nel più breve tempo possibile una soluzione concreta.

Ho richiesto anche la costituzione di un tavolo tecnico che è stato convocato per gennaio, quando queste famiglie però saranno già per strada». Ieri sera, proprio per l’urgenza della questione senzatetto, il senatore Fabio Giambrone, il portavoce di Italia dei valori Leoluca Orlando e il consigliere Fabrizio Ferrandelli hanno chiesto al Prefetto Giancarlo Trevisone una convocazione urgente, per trattare al meglio la questione. A Palermo vi sono decine di strutture inutilizzate e una serie di beni e terreni confiscati alla mafia che potrebbero ritornare a disposizione dei cittadini, anche sotto forma di case popolari.

«Creando il problema dell’emergenza casa, conclude Ferrandelli – si apre la strada alla speculazione edilizia.

Non c’è bisogno di costruire nuove strutture, basterebbe recuperare gli edifici esistenti e abbandonati».

Fonte EPOLIS PALERMO

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Altra bastardata del nostro caro “primo cittadino” che di primo e di cittadino non ha proprio un bel nulla.

Oltre alle varie corbellerie incivili e i vari favori e associazionismi (non voglio esprimermi) con ditte del Nord d’Italia (vedi ZTL e zone blu), anche quest’altra: ormai ci possiamo aspettare di tutto da questo turpe individuo che non saprebbe amministrare neanche una “comarca” di escrementi in putrefazione. E sì, escrementi in stato di putrefazione, proprio così, la giunta del comune di Palermo è questa, non saprei come definirla, altrimenti.

Siamo arrivati alla più totale disumanità a cominciare dalla cena luculliana e aristocratica organizzata presso l’Istituto per ciechi di Palermo, che ricorda tanto l’atteggiamento dei padroni terrieri degli Stati Confederati Americani (CSA), i famosi secessionisti del Sud, i “Dixies”, gli schiavisti possidenti terrieri dell’Alabama o della Louisiana ecc…... Ma parliamo del 1861 e non del 2008. Il nostro sindaco, “ai-noi”, è tornato indietro nel tempo, invece di onorare il mandato che, purtroppo, noi cittadini palermitani gli abbiamo concesso, con il nostro voto democratico (?), sta attuando, illegittimamente, ordinanze e quant’altro per ridurre in ginocchio un’intera città. Per soggiogare e stritolare chi abbiamo già ridotto in schiavitù e chi ancora non lo è. Forse vuole essere il nuovo proprietario terriero, insieme ai suoi burattini, della V città d’Italia. Il suo capo di partito, se partito si può considerare, il nostro Presidente del Consiglio, lo ha influenzato per benino. Allora chiedo a molti, palermitani e non, se si può accettare un governo del genere. Ma la risposta la so già ?!?! Se abbiamo portato al governo uno come Berlusconi ed anche Prodi cosa vorremmo pretendere ? Ci meritiamo i politici che abbiamo, del resto li avete eletti voi, non certo io che non voto perchè non c’è nessuno che mi possa rappresentare. Ho dichiarato nella sezione elettorale, di mia appartenenza, che esprimevo il mio voto con il dissenso. Pertanto, in uno stato “democratico”, mi devo sobbarcare la decisione di milioni di miei connazionali…..questo è il limite della democrazia in un paese che la decanta ma che non la applica.

Gaetano Simile MacColl 

venerdì 19 dicembre 2008

Merry Christmas and Happy New Year















soprattutto loro hanno bisogno di un Natale sereno e l'anno che verrà dovrà dargli dignità sociale.

Ripeto questo appelo da anni e lo faccio ogni Natale, quando non lo vedrete più, forse, l'uomo sarà cambiato ed avrà capito cos'è l'AMORE.
Potenti della Terra, pensate, per un momento, alle vostre famiglie, ai vostri figli, invece di saziarvi dei vostri soldi e del vostro inutile edonismo, forse capirete che la diversità è un pregio della natura.L'omologazione è l'annientamento dell'esistenza del Pianeta, quindi di tutti noi. Siamo più tolleranti e creiamo, senza ipocrisie, una vera cultura della pace e della solidarietà. Amiamoci gli uni con gli altri, non potremmo che riceverne benefici. Amare non rende l'uomo più debole, anzi, lo rende più forte. Amatevi e rispettatevi gli uni con gli altri e non solo per le feste comandate ma ogni giorno della vostra vita.

AUGURO A TUTTI UN FELICE NATALE E UN BUON ANNO NUOVO

Gaetano Simile MacColl
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Musica Celtica














Grande interprete della musica celtica moderna
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lunedì 24 novembre 2008

LA BESTIA













Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne: basta dare un'occhiata al sito di Amnesty International o di ogni altra organizzazione per i diritti umani per scoprire dimensioni e orrori del dramma, in ogni parte del mondo. Anche l'Italia non è estranea al problema, con percentuali indecenti di violenza (soprattutto!) domestica. Da qualche anno, nei paesi anglosassoni, gli uomini che combattono la violenza sulle donne indossano sugli abiti un fiocco bianco (white ribbon).
http://www.whiteribbon.ca/

L'uomo è una BESTIA, sì una BESTIA, che poi non è un animale, l'uomo appartiene al regno animale e molti che si definiscono uomini, considerano l'animale una bestia. Ebbene, per me, questi non sono uomini ma bestie per l'apunto, non hanno alcuna nobiltà dei nostri fratelli animali. La bestia è la mutazione del genere uomo in cattiveria allo stato puro. L'ectoplasma che si impossessa dell'individuo uomo e lo conduce a compiere crimini contrari alla vera natura di uomo. Tutto ciò che scade in violenza è la manifestazione di mancanza della personalità, che ognuno di noi, comprersi gli animali hanno. Il bene ed il male convivono con noi e non si sa perché, facciamo sempre vincere la parte brutale di noi stessi. Invece di far prevalere l'AMORE, lo ripudiamo e lo mettiamo alla stregua di un atto sessuale che deve solo appagare quell'istinto che abbiamo classificato col sinonimo di animalesco. Ebbene, la violenza sulle donne da parte di maschietti frustrati e senza personalità è tutto questo. Un raccapricciante atto bestiale che ci allontana dalla nostra vera essenza. Io certe cose non le comprendo e non le accetterò mai! Per una buona volta e per sempre facciamo che noi uomini ci impadroniamo del sentimento più bello e più puro che possiamo avere e rendiamoci forti contro il potere che ipocritamente condanna ma se ne frega pensando solo al possesso sui suoi simili e su chi gli sta accanto o vive su questo pianeta. Anche questa è violenza per me. Eliminiamo dalla faccia della terra ogni forma di violenza e amiamo incondizionatamentu tutti e tutto. Da questa sera ed ogni giorno io sarò disgustato, mi sentirò addosso il putridume e il lerciume dei "maschi", o come diciamo noi siciliani per definire un maschio di tale "rango", che rende meglio il significato dispregiativo, "masculiddu", che compiono tali atti, sino a quando non finirà questo e tutto il resto.

Gaetano Simile MacColl

sabato 22 novembre 2008

La III Rivoluzione Industriale

Questo articolo è la prefazione ad una serie di miei articoli, che tratteranno temi sulla Bioarchitettura, sull'ambientale e le inevitabili ripercussioni socio-politiche nel mondo attuale e in quello futuro.

Una sostenibilità falsata dagli interessi capitalistici odierni. Quindi, ritengo giusto e doveroso portare all'attenzione di tutti la conoscenza, l'informazione vera sulla situazione climatico-ambientale ed economica di questo nostro mondo. Ciò che dicono di avere risolto è tutto un bluff, per continuare a condizionarci nelle scelte dirette a rivolgersi ai loro precisi interessi capitalistici e non verso il bene collettivo di tutti noi e del nostro pianeta. Una sostenibilità non sostenibile, come dico io. Una sostenibilità che fa moda. Ma andiamo con l'Ouverture che ci condurrà all'intervista preannunciata.

OUVERTURE

Il mondo che conosciamo sta cambiando in fretta. Il petrolio sta finendo se non ha già esaurito anche le riserve. L'energia avrà due caratteristiche: sarà rinnovabile, come il sole e il vento, e distribuita. Ognuno di noi potrà creare la propria energia e metterla a disposizione degli altri. Per il momento il potere capitalistico, specialmente in Italia, ha dirottato le sue attenzioni (interessi) verso lo sfruttamento dell'Eolic e di recente sull'Eolico Off-Shore (mare aperto). Chissà quali interessi economici e di bottega ci sono dietro. Troppo semplice, per me, avere trovato la soluzione a tutti i mali.

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Una nuova moda che porta tanti soldi nelle tasche loro. Mi ricorda tanto il business delle centrali atomiche. Chissà perchè?

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Simulazione di una wind-farm, off-shore, sulle coste italiane. Sembra un mondo futuribile, una Blade Runner italiana, con pesci replicanti e gigantesche girandole che raccolgono il vento e lo tramutano in energia. Una Water world imminente. Però come siamo all'avanguardia!!!!????...........

Intervista all'economista americano Jeremy Rifkin

"Ora, al tramonto [della seconda rivoluzione industriale] ci sono alcune situazioni davvero molto critiche. Il prezzo dell’energia sta drammaticamente salendo e il mercato mondiale del petrolio si è appena avviato al suo picco di produzione. I prezzi del cibo sono raddoppiati negli ultimi anni poiché la produzione di cibo è prevalentemente basata sui combustibili fossili. Appena raggiungeremo il picco della produzione di petrolio, i prezzi saliranno, l’economia globale ristagnerà, avremo recessione e ci saranno persone che non riusciranno a mettere in tavola qualcosa da mangiare. Il “picco del petrolio” avviene si è usato metà del petrolio disponibile. Quando questo avverrà, quando saremo all’apice di questa curva, saremo alla fine dell’era del petrolio perché il costo di estrazione non sarà più sostenibile. Quando arriveremo al picco? L’ottimista agenzia internazionale per l’energia dice che ci arriveremo probabilmente attorno al 2025-2035. D’altra parte negli ultimi anni alcuni dei più grandi geologi del mondo, utilizzando dei modelli matematici molto avanzati, rilevano che arriveremo al picco tra il 2010 e il 2020. Uno dei maggiori esperti sostiene che il picco è già stato raggiunto nel 2005. Ora, il giacimento del Mare del Nord ha raggiunto il picco 3 anni fa. Il Messico, il quarto produttore mondiale, raggiungerà il picco nel 2010, come probabilmente la Russia. Nel mio libro, Economia all’idrogeno, ho speso molte parole su questa questione. Io non so chi ha ragione, gli ottimisti o i pessimisti. Ma questo non fa alcuna differenza, è una piccolissima finestra. La seconda crisi legata al tramonto di questo regime energetico è l’aumento di instabilità politica nei Paesi produttori di petrolio. Dobbiamo capire che oggi un terzo delle guerre civili nel mondo è nei Paesi produttori di petrolio. Immaginate cosa accadrà nel 2009, 2010, 2011, 2012 e così via. Tutti vogliono il petrolio, il petrolio sta diventando sempre più costoso. Ci saranno più conflitti politici e militari nei Paesi produttori. Infine, c’è la questione dei cambiamenti climatici. Se prendiamo gli obiettivi dell’Unione Europea sulla riduzione della Co2, e la UE è la più aggressiva del mondo in questo senso, anche se riuscissimo a raggiungere quegli obiettivi ma non facessero lo stesso India, Cina e altri Paesi, la temperatura aumenterà di 6°C in questo secolo e sarà la fine della civilizzazione come la conosciamo. Lasciatemi dire che quello di cui abbiamo bisogno adesso è un piano economico che sia sufficientemente ambizioso ed efficace per gestire l’enormità del picco del petrolio e dei cambiamenti climatici. Lasciatemi dire che le grandi rivoluzioni economiche accadono quando l’umanità cambia il modo di produrre l’energia, primo, e quando cambia il modo di comunicare, per organizzare questa rivoluzione energetica. All’inizio del XX secolo la rivoluzione del telegrafo e del telefono convergeva con quella del petrolio e della combustione interna, dando vita alla seconda rivoluzione industriale. Ora siamo al tramonto di quella rivoluzione industriale. La domanda è: come aprire la porta alla terza rivoluzione industriale. Oggi siamo in grado di comunicare peer to peer, uno a uno, uno a molti, molti a molti. Io sto comunicando con voi via Internet. Questa rivoluzione “distribuita” della comunicazione, questa è la parola chiave: “distribuita”, questa rivoluzione “piatta”, “equa” della comunicazione proprio ora sta cominciando a convergere con la rivoluzione della nuova energia distribuita. La convergenza di queste due tecnologie può aprire la strada alla terza rivoluzione industriale. L’energia distribuita la troviamo dietro l’angolo. Ce n’è ovunque in Italia, ovunque nel mondo. Il Sole sorge ovunque sul pianeta. Il vento soffia su tutta la Terra, se viviamo sulla costa abbiamo la forza delle onde. Sotto il terreno tutti abbiamo calore. C’è il mini idroelettrico. Queste sono energie distribuite che si trovano ovunque. L’Unione Europea ha posto il primo pilastro della terza rivoluzione industriale, che sono le energie rinnovabili e distribuite. Primo, dobbiamo passare alle energie rinnovabili e distribuite. La UE ha fissato l’obiettivo al 20%. Secondo, dobbiamo rendere tutti gli edifici impianti di generazione di energia. Milioni di edifici che producono e raccolgono energia in un grande impianto di generazione. Questo già esiste. Terzo pilastro: come accumuliamo questa energia? Perché il Sole non splende sempre, nemmeno nella bellissima Italia. Il vento non soffia sempre e le centrali idroelettriche possono non funzionare nei periodi di siccità. Il terzo pilastro riguarda come raccogliamo questa energia e la principale forma di accumulo sarà l’idrogeno. L’idrogeno può accumulare l’energia così come i supporti digitali contengono le informazioni multimediali. Infine, il quarto pilastro, quando la comunicazione distribuita converge verso la rivoluzione energetica generando la terza rivoluzione industriale. Prendiamo la stessa tecnologia che usiamo per Internet, la stessa, e prendiamo la rete energetica italiana, europea e la rendiamo una grande rete mondiale, come Internet. Quando io, voi e ognuno produrrà la sua propria energia come produciamo informazione grazie ai computer, la accumuliamo grazie all’idrogeno come i media con i supporti digitali, potremo condividere il surplus di produzione nella rete italiana, europea e globale nella “InterGrid”, come condividiamo le informazioni in Internet. Questa è la terza rivoluzione industriale. Io lavoro con molte tra le più grandi aziende energetiche del mondo, come consulente. Lasciatemi fare una considerazione in termini di business, non in termini ideologici. Non credo che l’energia nucleare sarà significativa in futuro e credo che sia alla fine del suo corso e qualsiasi governo sbaglierebbe a investire nell’atomo. Vi spiego le ragioni. Non produciamo Co2 con gli impianti nucleari, quindi dovrebbe essere parte della soluzione ai problemi climatici. Ma guardiamo ai numeri. Ci sono 439 impianti nucleari al mondo, oggi, che producono solo il 5% dell’energia che consumiamo. Questi impianti sono molto vecchi. C’è qualcuno in Italia o nel mondo che davvero crede che si possano rimpiazzare i 439 impianti che abbiamo oggi nei prossimi vent’anni. Anche se lo facessimo continueremmo a produrre solo il 5% dell’energia consumata, senza alcun beneficio per i cambiamenti climatici. E’ chiaro che perché ne avesse, dovrebbero coprire almeno il 20% della produzione. Ma perché la produzione di energia sia per il 20% nucleare, dovremmo costruire 3 centrali atomiche ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Capito? Duemila centrali atomiche. Tre nuove centrali ogni mese per sessant’anni. Non sappiamo ancora cosa fare con le scorie. Siamo nell'energia atomica da 60 anni e l'industria ci aveva detto: "Costruite gli impianti e dateci tempo sufficiente per capire come trasportare e stoccare le scorie". Sessant'anni dopo questa industria ci dice "Fidatevi ancora di noi, possiamo farcela", ma ancora non sanno come fare. L'agenzia internazionale per l'energia atomica dice che potremmo avere carenza di uranio tra il 2025 e il 2035, facendo cosi' morire i 439 impianti nucleare che producono il 5% dell'energia del mondo. Potremmo prendere l'uranio che abbiamo e convertirlo in plutonio. Ma avremmo il pericolo del terrorismo nucleare. Vogliamo davvero avere plutonio in tutto il mondo in un'epoca di potenziali attacchi terroristici? Credo sia folle. E infine, una cosa che tutti dovrebbero discutere col vicino di casa: non abbiamo acqua! Questo le aziende energetiche lo sanno ma la gente no. Prendete la Francia, la quintessenza dell'energia atomica, prodotta per il 70%. Questo e' quello che la gente non sa: il 40% di tutta l'acqua consumata in Francia lo scorso anno, e' servita a raffreddare i reattori nucleari. Il 40%. Vi ricordate tre anni fa, quando molti anziani in Francia morirono durante l'estate perche' l'aria condizionata era scarsa? Quello che non sapete e' che non ci fu abbastanza acqua per raffreddare i reattori nucleari, che dovettero diminuire la loro produzione di elettricita'. Dove pensano di trovare, l'Italia e gli altri Paesi, l'acqua per raffreddare gli impianti se non l'ha trovata la Francia?
Quello che dobbiamo fare è democratizzare l’energia. La terza rivoluzione industriale significa dare potere alle persone e per la generazione cresciuta con la Rete questo è la conclusione e il completamento di questa rivoluzione, proprio come ora parliamo in Internet, centinaia di persone sono in Internet, ed è tutto gratuito, e questi possono creare il più grande, decentralizzato, network televisivo, open source, condiviso…perché non possiamo farlo con l’energia? L’Italia è l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili! Ci sono così tante e distribuite energie rinnovabili nel vostro Paese! Mi meraviglio quando vengo nel vostro Paese e vedo che non vi state muovendo nella direzione in cui si muove la Spagna, aggressivamente verso le energie rinnovabili. Per esempio, voi avete il Sole! Avete così tanto sole da Roma a Bari. Avete il Sole! Siete una penisola, avete il vento tutto il tempo, avete il mare che vi circonda, avete ricche zone geotermiche in Toscana, biomasse da Bolzano in su nel nord Italia, avete la neve, per l’idroelettrico, dalle Alpi. Voi avete molta più energia di quella che vi serve, in energie rinnovabili! Non la state usando…io non capisco. L’Italia potrebbe. Credo che, umilmente, quel che posso dire al governo italiano è: a che gioco volete giocare? Se il vostro piano è restare nelle vecchie energie, l’Italia non sarà competitiva e non potrà godere dell’effetto moltiplicatore sull’economia della terza rivoluzione industriale per muoversi nella nuova rivoluzione economica e si troverà a correre dietro a molti altri Paesi col passare del XXI secolo. Se invece l’Italia deciderà che è il momento di iniziare a muoversi verso la terza rivoluzione industriale, le opportunità per l’Italia e i suoi abitanti saranno enormi. Da anni seguo il tuo sito, vorrei che ci fossero voci come la tua in altri Paesi. Ha permesso a cosi' tante persone di impegnarsi insieme...credo sia istruttivo rispetto alla strada che dobbiamo intraprendere."
Jeremy Rifkin

Consiglio a tutti di acquistare questo libro e leggerlo con attenzione, l’uomo si sta mangiando il pianeta...........

ECONOMIA ALL'IDROGENO
di JEREMY RIFKIN edito da MONDADORI

In questo libro Jeremy Rifkin ci mette di fronte ai terribili esiti della nostra dipendenza economica e politica dal petrolio, fonte energetica ormai in via di esaurimento e che ci rende ancora più vulnerabili in un periodo di tensione con i paesi islamici, principali produttori dell'oro nero. Per non parlare delle catastrofiche conseguenze dell'uso dei combustibili fossili sull'ambiente del nostro pianeta. Ma, come ci insegna Jeremy Rifkin, noto economista di fama mondiale già autore di "Ecocidio", la soluzione per uscire da questa grave impasse ecologica e tecnologica c'è: una rivoluzionaria fonte di energia, l'idrogeno, l'elemento più semplice e diffuso nell'universo, il cui sfruttamento creerà le condizioni per una redistribuzione del potere e della ricchezza, generando il primo regime energetico veramente democratico nella storia dell'umanità. Scritto con passione e competenza "Economia all'idrogeno" è un saggio intelligente e profetico su questioni di estrema attualità che investono la vita di tutti noi e il nostro futuro stesso della specie umana.

Per contattare Jeremy Rifkin scrivi in Inglese a questo indirizzo: jrifkin@foet.org

Pensateci bene gente !!!!

Coming soon

Gaetano Simile MacColl


giovedì 6 novembre 2008

Freedom















HA VINTO LA DEMOCRAZIA - BARACK OBAMA, YES WE DID

IL POPOLO AMERICANO E' UNO SPLENDIDO POPOLO

Gaetano Simile MacColl