sabato 19 gennaio 2008

Ma la Democrazia dov'è finita ?

Ritorno a scrivere trattando un tema scabroso che molti non vogliono afrontare ma che potrebbe colpire ognuno di noi in qualunque momento.

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Costituzione della Repubblica ItalianaArt.27La responsabilità penale è personale.L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.
( Presunzione di non colpevolezza)

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.

Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra

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LA DEMOCRAZIA MA DOV’E’ FINITA ?



Ho paura che la Democrazia venga definitivamente demolita.

Si è cercato di erigere qualcosa, anche solo la sua impalcatura, per poi costruire un palazzo solido e sicuro, ma, come tutte le cose di questo nostro paese, è rimasto tutto incompiuto. Adesso si sta cercando di distruggere quel piccolo corpo effimero che uomini di questa terra avevano cercato di realizzare.

Già, la Democrazia, ma che cosa è questa parola ?

In questo lembo di terra proteso verso il Mediterraneo, la Democrazia è sempre stata cantata, declamata in versi e musica, ma mai applicata, o meglio, per molti di noi è rimasta sempre una chimera, un principio di una regola politica o una forma di governo, un concetto astratto la cui storia non è stata scritta, perché quella storia deve ancora essere messa in atto.

Una Nazione in cui una parte, anche una sola parte cui si compone lo Stato, goda di privilegi e della discrezionalità assoluta a giudicare qualunque componente della Società, non è democratica ma qualcos’altro. Direi che si possa definire Dittatura. Infatti, quello a cui stiamo assistendo, oggi, in Italia è un ritorno, strisciante, soporifero ma tenace, della dittatura.

Andiamo al punto vero di questa mia preoccupazione.

L’art. 27 della nostra Costituzione, al secondo comma afferma ed introduce un principio che doveva diventare l’elemento cardine del nostro ordinamento giudiziario, il principio di “Presunzione di innocenza”, che la nostra Costituzione ha trattato come principio di “Presunzione di non colpevolezza”.

Infatti, la presunzione d’innocenza, come regola di giudizio, nasce negli ordinamenti di tradizione anglosassone, nei quali la libertà personale dell’imputato è stata sempre così ben tutelata, che la garanzia della presunzione di non colpevolezza è apparsa del tutto superflua.

Questa citazione storico-giuridica e ambientale può far capire gli intendimenti italiani, rispetto a quelli, molto più democratici e civili, anglosassoni ed europei.

Comunque, il principio esiste ma, a quanto pare, non è applicato. I cittadini appena sono visti ed inquisiti da qualche magistrato, per la giustizia sono già svantaggiati perché vengono considerati delinquente, colpevoli di ciò di cui si accusano. La cosa peggiore e che, anche la società “civile?” ti ha già condannato, non considerando che potrebbe, anch’essa, subire lo stesso trattamento. In questo credo che “la legge è uguale per tutti”, in Italia, è solo scritto sulle pareti delle aule dei tribunali.

Vorrei commentare i fatti che stanno scuotendo il sistema democratico italiano, se mai c’è stato, ma mi viene il disgusto a farlo.

La stessa differenza tra il principio della Presunzione di innocenza, dei Paesi civili, e quello, ben diverso, della presunzione di non colpevolezza che dovrebbe vigere in Italia, sembrerebbe una quisquiglia, una pinzillacchera, come avrebbe detto il buon Totò, o un gioco di parole ma è una differenza molto profonda in una Società civile “moderna”.

Come ho detto in precedenza, in una nazione, basta una sola, dico una sola classe della società che ha il potere di giudicare tutti con totale discrezionalità per farlo, senza mai pagare gli errori commessi, ch’è una nazione incivile e dittatoriale governata da una casta politica che può sfruttare la mano pesante della propria santa inquisizione, per eliminare i propri avversari. Siamo ancora ai tempi della famiglia Borgia.

In Italia se vuoi colpire qualcuno scomodo, basta che lo metti nelle mani di alcuni magistrati, amici e giovani, che il gioco è fatto. I primi avranno compensi socio-politici, i secondi saranno conosciuti.

In Italia vige il principio della Presunzione di colpevolezza, non di non colpevolezza, meno che mai d’innocenza. Noi cittadini italiani siamo avvertiti, attenti a non disturbarli sennò faremo la stessa fine di molti come Tortora.

Adesso a voi i commenti, sempre se vi sentite pronti ad affrontare questo delicato argomento.

VIVA LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTA’, FORZA L’AMORE ED IL RISPETTO PER QUELLO CHE TI STA ACCANTO.

Gaetano Simile MacColl

1 commenti:

Theresa ha detto...

Good post.