
I CAMMINATORI SCOMPARSI
L’uomo era solo.
Camminava lungo un recinto, delimitato da una palizzata di legno, su cui si affacciavano diversi individui con i volti senza espressione.
Parevano come degli automi o dei replicanti che mostravano l’espressione del loro creatore, nulla !
Lui li guardava e proseguiva sui suoi passi, lenti, stando attento a non inciampare su degli oggetti disposti a caso lungo il cammino – Su ogni oggetto vi era scritta una frase: “pensa alla carriera; pensa ai soldi; pensa ai fatti tuoi; fregatene degli altri; invidia i tuoi colleghi e tutti quelli che hanno più di te; fregatene….., pensa, ma chi te lo fa fare.” Tutte parole che avrebbero fermato chiunque di noi.
Lui continuava senza paura – lui neanche li leggeva, sapeva dove lo avrebbe condotto quella strada – Ogni tanto gli si avvicinava qualcuno che lo tirava per la mano per portarselo via da quel periglioso percorso.
Era solo l’uomo, quando vide, in lontananza, un gruppo di persone e ne poteva distinguere le espressioni dei loro volti – vi si avvicinò e li salutò domandandogli cosa facessero lì.
Loro gli risposero che erano lì ad aspettarlo per compiere, insieme, il resto del tragitto – non sapevano dove sarebbero finiti, ma sapevano dove li avrebbe portati.
Non curanti dei pericoli ripresero il cammino.
Alcuni di quegli individui senza volto, li ingiuriavano, gli sputavano addosso, gli lanciavano soldi ed anche doni, ma loro continuavano a camminare senza prendere in considerazione quegli improperi e quei regali.
Non avevano bisogno di niente, solo individuare, in mezzo a quella folla, qualcuno che gli mostrasse un volto, un’espressione, qualcuno che gli mostrasse un sentimento d’amore e rispetto.
Il cammino era duro, la strada cominciava a salire sempre più – riuscivano ad intravedere, tra la folla, qualcheduno che voleva scavalcare la palizzata per raggiungerli, ma venivano, subito, bloccati dagli altri che continuavano nella loro, aberrante, azione di disturbo e di convincimento.
Qualcuno del gruppo degli impavidi camminatori si ritirava o si perdeva leggendo le frasi scritte sugli ostacoli che gli continuavano ad intralciare il cammino.
Si facevano sempre più esigui.
Io che scrivo li ho visti ma non ho fatto niente per aiutarli – solo dopo la loro scomparsa, lungo l’orizzonte, mi sono chiesto: cosa facciamo noi comuni mortali d’avanti a questi uomini che hanno percorso quella strada cercando, solo, di liberarci da quello steccato che i potenti hanno eretto lungo il nostro cammino della vita ?
Ho pensato di entrarvi e, con le mie poche forza di cinquantenne, voglio contribuire a liberare gli altri e ritrovare il solo pensiero degli scomparsi, per non rendere vano il loro sacrificio ed il loro percorso che hanno segnato, liberando dalla strada quegli ostacoli che, oggigiorno, aumentano sempre più, con il nostro cinismo, la nostra indifferenza e la nostra paura.
Ancora sono tanti quelli che restano affacciati a guardare – ma io rivoglio il mio volto, più volte manipolato ma mai modificato, di questo ne posso andare orgoglioso, ma non me ne faccio niente se altri, ancora, non seguono il sacrificio dei camminatori scomparsi.
Dedicato a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e tutti quelli che hanno lottato e si sono sacrificati per l’umanità a costo della loro vita.
Gaetano Simile Mac Coll
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